Anfas profumi arabi: alla scoperta della maison di Dubai

La profumeria araba mi ha sempre incuriosita per la sua ricchezza e intensità, ma Anfas mi ha mostrato anche un lato diverso, fatto di sfumature inaspettate e storie legate alla cultura araba. In questo articolo ti racconto come ho scoperto la maison di Dubai e le quattro fragranze che hanno attirato la mia attenzione.
Anfas Profumi Arabi

Dopo qualche mese di pausa, eccomi tornata a raccontarti di profumi. In questo periodo non sono certo rimasta con le mani in mano, anzi ho avuto modo di conoscere nuove fragranze e scoprire brand interessanti, di cui ti parlerò nei prossimi articoli.

Tra le scoperte più recenti c’è Anfas, una maison di profumeria araba di Dubai che ha attirato la mia attenzione fin da subito. Quando mi è stato presentato il brand, mi aspettavo di trovare profumi intensi, con l’oud e le note profonde tipiche di alcune delle interpretazioni della profumeria araba che conoscevo.

E in effetti, anche in Anfas non mancano queste sfumature. Quello che mi ha sorpresa, però, è stato scoprire una varietà molto più ampia: fragranze dai toni agrumati, solari e fruttati, capaci di raccontare un lato diverso di questa tradizione olfattiva.

A colpirmi non sono state soltanto le fragranze, ma anche la cura dei dettagli, dai flaconi ai tappi, e soprattutto le storie che si nascondono dietro ogni creazione. Se mi segui da un po’, sai quanto mi piaccia scoprire cosa c’è dietro un profumo, non solo le note che lo compongono.

Ed è proprio da qui che voglio partire per raccontarti Anfas e quattro fragranze che mi hanno incuriosita per motivi diversi.

Anfas: la profumeria araba di nicchia firmata Asim Al Qassim

La prima cosa che ho trovato interessante di Anfas è il legame tra ogni fragranza e la cultura araba. Il nome stesso della maison, Anfas (أنفاس), significa “respiri” in arabo, ma è soprattutto il modo in cui nascono i profumi ad aver attirato la mia curiosità.

Il fondatore, Asim Al Qassim, architetto emiratino e primo profumiere certificato degli Emirati Arabi Uniti, parte da una parola araba e dal suo significato emotivo per trasformarla in una composizione olfattiva. Ogni fragranza diventa così un modo per raccontare un valore, un sentimento o un aspetto della tradizione locale.

È un approccio che apprezzo molto, perché quando scopro un profumo mi piace conoscere anche la storia che lo accompagna. A volte è proprio questo racconto a farmi guardare una fragranza con occhi diversi e a rendere l’esperienza ancora più interessante.

Anche l’estetica ha un ruolo importante. Dal vivo, mi hanno colpita la ricchezza dei flaconi e la cura dei dettagli, soprattutto nei tappi: elementi che contribuiscono a dare identità a ogni creazione e che, a mio parere, riflettono bene l’incontro tra la tradizione araba e una visione contemporanea del lusso.

Salam e Dhai: le storie dietro le fragranze

Tra le fragranze di Anfas, Salam e Dhai mi hanno incuriosita soprattutto per le storie che le accompagnano. Due racconti diversi, che partono da immagini quasi opposte, ma che mostrano bene quanto possa essere interessante il legame tra una fragranza e l’emozione che vuole trasmettere.

Salam significa “pace” in arabo e racconta l’incontro tra due persone che si incrociano in un luogo appartato, lontano dal rumore della città, riconoscendosi come se si fossero già incontrate. Mi piace l’idea di un incontro inaspettato che riesce a trasmettere una sensazione di familiarità e serenità, senza bisogno di parole.

Anche la composizione olfattiva segue questo racconto: le note agrumate restituiscono l’energia e la vitalità dell’incontro, mentre l’ambra contribuisce a creare una sensazione di pace. Trovo interessante questo contrasto, perché riesce a dare spazio sia alla vivacità del primo momento sia alla calma che ne rimane.

Dhai, invece, mi ha colpita per un’immagine completamente diversa: un paesaggio ghiacciato e immobile, che viene attraversato da una luce capace di rompere il gelo e riportare calore e vita. È una storia che parla di trasformazione, che evoca l’alba dell’amore.

Questa idea si ritrova anche nelle note della fragranza. L’apertura di lavanda, mela e agrumi introduce sfumature fresche e luminose, mentre nel cuore emergono ambra, vetiver, geranio, cedro e pera. Il fondo di muschio, vaniglia e sandalo accompagna la composizione verso una dimensione più morbida e calda.

Watan e Mada: l’oud e il cuoio reinterpretati da Anfas

Se Salam e Dhai mi hanno incuriosita per le storie che raccontano, Watan e Mada hanno attirato la mia attenzione soprattutto per il modo in cui interpretano alcune note olfattive.

Watan è stata una sorpresa per il modo in cui evolve l’oud all’interno della composizione. Sono abituata a incontrare questa nota soprattutto nelle fasi più profonde di un profumo, mentre qui si fa sentire già dall’apertura, accompagnata dal cisto resinoso. La cosa interessante è che, con il passare del tempo, l’oud sembra farsi gradualmente da parte, lasciando emergere altre sfumature.

Non lo percepisco come un oud particolarmente animalico o difficile da avvicinare. Al contrario, mi ha colpita proprio il modo in cui si inserisce nella composizione, tra sfumature dolci, accenti fumosi e un cuore legnoso e speziato.

Anche Mada mi ha sorpresa, questa volta per la sua interpretazione della nota cuoiata. Quando penso a questa famiglia olfattiva, mi vengono spesso in mente profumi dal carattere deciso e intenso; qui, invece, ho trovato un risultato più morbido di quanto immaginassi.

Il lampone e lo zafferano aggiungono sfumature fruttate e speziate, che si intrecciano con il cuoio e con la profondità dell’ambra. Mada mantiene quindi la personalità di una fragranza cuoiata, ma la interpreta in modo più accessibile, senza rinunciare al carattere.

Tra storie capaci di incuriosirmi e fragranze che mi hanno sorpresa sulla pelle, Anfas è una di quelle scoperte che mi hanno lasciato la voglia di conoscere meglio il brand.

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